C’è chi i terremoti li ha studiati e c’è chi li ha vissuti. E c’è chi ha fatto entrambe le cose e ha maturato, anche per questo, un punto vista molto concreto che pensiamo possa essere di aiuto per tutti. E dopo la testimonianza di BB ecco cosa ci dice Mariapaola Ramaglia, mamma ed educatrice.
Un terremoto non scuote solo le nostre case, ma soprattutto le nostre vite… Un terremoto non arriva solo alle fondamenta dei palazzi, ma soprattutto nel profondo dei nostri cuori e ci resta per sempre…
Avevo solo due anni, ma il tristemente famoso terremoto dell’Irpinia (1980) io me lo ricordo bene… Certo ero piccola e, perciò, passata la paura – che percepivo nell’aria nonostante i tentativi dei “grandi” di far finta di niente – ricordo con eccitazione il caos per i parenti “accampati” da noi (perché la nostra casa era più sicura) e ricordo quasi con divertimento come ad ogni scossa schizzasse per terra l’acqua dal mega presepe che mio padre stava costruendo…
Sono emozioni che non passano, ma anzi si alimentano dei ricordi che ancora condividiamo e, purtroppo, si rinnovano ascoltando le notizie di catastrofi al telegiornale…
Ora sono mamma e vivo tutto diversamente. Qualche anno fa ho affrontato abbastanza tranquillamente un lieve terremoto anche a Palermo, ma mi chiedo cosa sarebbe successo se ci fosse già stata mia figlia con me… In quel caso, probabilmente, anche una piccola scossa mi avrebbe terrorizzata…
Per gli adulti alla paura, allo shock per le perdite e all’angoscia di dover ricominciare a volte quasi da zero, si aggiunge anche un’altra immensa preoccupazione: come bisogna comportarsi coi più piccoli? Far finta di niente, sperare che dimentichino o parlarne?
Faremmo di tutto per i nostri figli, ma non è facile aiutarli a superare un trauma, quando questo trauma riguarda anche noi e noi per primi abbiamo difficoltà ad uscirne. Se pensiamo di non riuscire a riprendere le nostre vite “come prima”, non esitiamo a chiedere aiuto a degli specialisti, perché l’importante è non soccombere alla paura e non permettere che abbia la meglio.
Cerchiamo di ritornare alla “normalità” appena possibile. Ritrovare le nostre abitudini rassicura i più piccoli –e anche noi. È importante distrarsi. Nelle tendopoli post-terremoto, è commovente vedere quanti volontari si prodighino per strappare un sorriso a grandi e piccini. Questo, però, non basta. Anche se un bambino non parla di ciò che ha vissuto e sembra sereno, potrebbe non essere così. Far finta di niente per nascondere a se stesso e a chi gli vuol bene le proprie paure non significa superarle.
Non è obiettivo quanto grande o piccola sia una perdita, perché dipende da come la vive chi l’ha subita. Niente, forse, è più doloroso della morte di una persona cara, ma è importante capire come il bambino stia vivendo anche gli altri stravolgimenti che ha subito la sua vita. Stiamo, perciò, attenti ai segnali che ci invia. Incubi, regressioni, disegni e giochi permettono al bambino di tirare fuori ciò che ha dentro e a noi adulti di capire come poterlo aiutare. Non tiriamoci indietro se ci parla della morte, della paura di non rivedere più chi ama. Se proprio non troviamo le parole, abbracciamolo forte, facciamogli sentire che noi siamo lì, accanto a lui, che non è solo, anche se, magari, a fargli compagnia non c’è più il suo orsetto preferito. La sera cantiamogli la solita ninna nanna, raccontiamogli la solita favola, anche se siamo sotto una tenda o in una roulotte. Famiglia si è ovunque, sempre e comunque e il bambino, a prescindere da tutto, ha bisogno di sentire i suoi cari attorno a sé a proteggerlo.
I bambini hanno un fortissimo sesto senso e il non detto può spaventarli più della verità. Motiviamo i nostri volti spaventati e il nostro stress, perché vederci impotenti, perdere il controllo della situazione e in preda al panico è ciò che li turba di più. I nostri figli si fidano di noi e devono sentire di potersi continuare ad affidare serenamente e completamente a noi.
Parliamo sempre di tutto in famiglia, perché i più piccoli riescono a capire più di quanto immaginiamo. Li rassicurerà essere informati su ciò che sta succedendo e potrebbe succedere, su ciò che si sta facendo per proteggerli e su come loro stessi devono comportarsi in caso di altre scosse. L’importante è adeguare le informazioni al loro grado di maturità e far passare il messaggio che il pericolo esiste, purtroppo, ma tutti insieme si farà il possibile per ritornare al più presto alla “normalità”.
“Tutti insieme”: ecco un messaggio positivo da trasmettere. Non siamo soli, perciò, possiamo farcela. Pensiamo alla vicina anziana che non riesce a mangiare da sola o a quel signore che ha perso tutto sotto le macerie e ora è tanto triste. Sentirsi utili aiuta a sentirsi meglio.
L’importante è non far finta di niente, non ignorare la paura, non vergognarsene, ma accettarla e condividerla. Non permettiamo che il terremoto distrugga i nostri sogni, i bei ricordi, le speranze, i progetti e, perciò, la nostra voglia di vivere e gioire anche delle piccole cose.
Approfondimenti:
http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=94&year=2009
Simonetta Elena, “Esperienze traumatiche di vita in età evolutiva. Emdr come terapia”, Franco Angeli, 2010.
Foto: http://www.nonprofitonline.it
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