
Amiche mamme, da poche settimane in Rete c’è un nuovo sito molto interessante che vi vogliamo segnalare perché raccoglie tante utili informazioni nel panorama sostenibilità e ambiente, con uno taglio decisamente family-friendly! Non a caso la fondatrice è una donna, professionista e mamma da circa 18 mesi! Il sito si chiama BabyGreen.it ed è una guida online per mamme e famiglie eco-friendly (o aspiranti tali!) che vogliono fare scelte corrette per i loro bambini, per l'ambiente e per il futuro del pianeta.
Baby Green.it nasce appunto dall’esperienza personale della sua fondatrice, Raffaella, già esperta di sostenibilità, che, come spesso accade, alla nascita della prima figlia, ha subito una metamorfosi!!! Da persona attenta all’ambiente e sostenitrice di prodotti bio, ha intensificato notevolmente le abitudini green della sua famiglia per cercare di dare il meglio alla sua bimba ma non ha trovato in Italia una guida completa che la potesse orientare nel vastissimo scenario dei prodotti per l’infanzia.
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Tempo finalmente di (tanto sospirate) vacanze… qualcuno è già partito, qualcuno deve ancora farlo, qualcun altro purtroppo non potrà permetterselo… fatto sta che qualche pratico consiglio su come pensare la valigia della mamma acrobata potrebbe risultare utile!! Personalmente considero la preparazione della valigia parte integrante della vacanza stessa e credo che uno dei modi migliori per cominciarla sia condividere già questa fase con tutti i membri della famiglia, bimbi compresi. Sarà un modo divertente per responsabilizzarli e avvicinarli con entusiasmo ad una nuova avventura. Che siate dei sostenitori del “poco e indispensabile" o del “io quando vado in vacanza praticamente trasloco” direi che buona abitudine sarebbe quella di preparare una borsa a parte con il classico “kit di sopravvivenza”: un cambio per grandi e piccini che, almeno per qualche ora, ci potrà permettere di non entrare in panico in caso di smarrimento del bagaglio o simili disavventure.
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Manuela Cervetti - Intervista a Elisabetta Malvagna, autrice de "Il parto in casa"
Scegliere di partorire in casa è uno di quegli argomenti che innescano inevitabilmente infinite discussioni e polemiche. Un po' come scegliere se allattare al seno o con il biberon, oppure se mandare il proprio bimbo di pochi mesi in vacanza con i nonni. Dopo anni trascorsi in un forum di mamme so molto bene a quali conseguenze si va incontro affrontando temi simili con altre donne. Gli animi si accendono, partono crociate pro e contro, lunghi dibattiti estenuanti e di solito, alla fine, tutte rimangono della propria opinione perchè gira che ti rigira la polemica perde di costruttività e oggettività.
Una prova l'ho avuta qualche settimana fa quando, dopo aver saputo che avevo la possibilità di intervistare Elisabetta Malvagna, giornalista e autrice dei libri "Partorire senza paura" e "Il parto in casa. Istruzioni per l'uso", ho deciso di chiedere alle mamme che ci seguono su Facebook di aiutarmi a formulare le domande per l'intervista così sarebbero state il più eterogenee possibili e non, magari, influenzate da quella che è la mia opinione a riguardo.
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Consigli da mamma a mamma - di Daniela Pellecchia
Spesso le nostre vite sono frenetiche, si corre sempre per fare tutto e per farlo al meglio delle nostre possibilità, è chiaro che per poter riempire ogni piccolo momento con qualche cosa da fare abbiamo la necessità di schedulare ad orari precisi ogni cosa… ed ecco che quando arriva il nostro piccolo gioiello ci troviamo completamente disorientate. Il nostro bimbo ha i suoi ritmi, sa quando vuole mangiare, quando vuole dormire e non vuole adeguarsi ai nostri schemi.
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Dalla Community - Riflessioni di mamma Cristina

Mi sono sempre detta, prima di diventare mamma, che io mai avrei litigato con altre mamme per causa dei figli. Davvero ci credevo. Mi ero anche detta che tra coetanei… di qualsiasi età… le cose si risolvono “internamente” tra pari. Ora ho un bambino di 4 anni. Simpatico, vivace, molto vivace. E’ un bambino. Sensibile quando vuole ma anche, come si dice, piuttosto tosto.
A volte assisto a incontri a base di spinte e spintoni tra bimbi. Non esagerati, che a mio avviso non richiederebbero nemmeno l’ intervento di un adulto. Mi piace osservarli (sarò sadica, forse). Mi incuriosisce vedere quali meccanismi scattino nelle loro testoline. Certo intervengo se vedo che la cosa in qualche modo degenera. Peraltro socializzo poco con le altre mamme, tendo ad isolarmi da quelle chiacchierate fiume su pannolini, vestitini, cacche e pappe e osservo. Osservo attentamente l’universo dei bambini. E ultimamente vedo cose che non condivido. Ovviamente da parte degli adulti, non dei bambini.
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Lettera - denuncia sull'integrazione scolastica di bambini disabili
Avere un figlio disabile e dover lottare quotidianamente contro l'handicap ma anche contro la società, contro quei diritti che nessuno ti riconosce, contro l'ignoranza e l'indifferenza, contro il dispiacere che leggi negli occhi di tuo figlio quando capisci che si sente un emarginato. Ci ha scritto una mamma, una mamma forte e dolce allo stesso tempo. Suo figlio è disabile. Lei sta lottando per lui una battaglia lunga e dura. E' una mamma indignata. La lettera non è firmata, lei stessa ci dice che "sta giocando non sulla sua pelle ma su quella di suo figlio" e firmare oggi una denuncia simile, proprio nei giorni in cui si decidono le assegnazioni dei sostegni nelle scuole, significherebbe peggiorare potenzialmente la loro situazione.
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Quante volte avete raccontato ad amiche, parenti, colleghi o semplici estranei che avevano magari solo avuto la malaugurata idea di chiedervi se nella carrozzina ci fosse un maschietto o una femminuccia (il tipo di domanda in sé non è importante, tanto lo avreste raccontato lo stesso!), il racconto del vostro parto?!?
Personalmente parlando, un numero imprecisato di volte! Sì, perchè rivivere quei momenti di dolore e gioia, paura e forza, fragilità e onnipotenza, sembra quasi che ci faccia bene all'anima, che ci aiuti a superare il trauma di un evento - chiamiamolo così - non proprio all'acqua di rose e al tempo stesso ci inviti a gongolarci nella descrizione di buffe frasi vaneggiate a ostretrica o marito (o a qualche poveretto che passava nei dintorni...) e di quella grande forza che poi abbiamo scoperto di avere nel momento in cui abbiamo dato alla luce nostro figlio. Ebbene sì, è proprio così, siamo state noi a partorirlo, noi che nel momento in cui la dilatazione si avvicinava a quei tanto agognati 10 cm pensavamo di essere sul punto di spaccarci in due o di volere spaccare in due il marito, reo del martirio che stavamo compiendo!
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"Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche", queste le parole del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pronunciate qualche giorno fa e dalle quali, su proposta dell'assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale, Giulio Boscagli, si è avviato un provvedimento sperimentale di aiuto concreto in questa direzione.
Il provvedimento consiste nell'erogazione di un assegno mensile di 250 euro per 18 mesi, fino a un massimo quindi di 4.500€, per quelle donne che rinunciano ad una interruzione della gravidanza che sarebbe stata la conseguenza di problemi economici, appunto. Questo contributo è reso possibile da un primo stanziamento di 5 milioni deciso dalla Regione, che ha versato i soldi sul Fondo "Nasko", appositamente creato. Si legge sul sito della Regione: "Vogliamo aiutare - commenta Formigoni - la famiglia, la maternità e la natalità, rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita".
Appena appresa, questa notizia non mi ha lasciata indifferente e così ho cercato di saperne di più, per lo meno di capire in che modo e secondo quali criteri sarebbe stato concesso il contributo.
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